Note nell’oscurità
La notte cadeva sul vecchio cimitero di campo della città, avvolgendo le tombe e i cipressi con un mantello oscuro. Le ombre si allungavano sotto la luna pallida, mentre un vento gelido sussurrava fra le lapidi. In lontananza si sentiva il clangore dei tram che correvano sul binario deserto, ma qui, tra le pietre tombali, regnava un silenzio spirituale.
Passi leggeri echeggiavano nel silenzio notturno, quasi fossero sospinti da una forza invisibile, fino a fermarsi di fronte a un tombino antico, ricoperto di muschio e licheni.
Il canto iniziò a fluire da quel buco oscuro nel terreno, un canto antico e doloroso, che si insinuava tra i pensieri e faceva rabbrividire anche le anime più coraggiose. Un canto senza parole, ma carico di una malinconia primordiale, che risuonava dentro di loro come un richiamo insondabile.
Le luci della città si affievolivano dietro le colline, lasciando i vivi soli con il loro timore. Una donna anziana, uscita per fare visita alla tomba di un caro defunto, si ritrovò improvvisamente di fronte al tombino misterioso. Il canto la avvolse come un mantello di nebbia, facendola tremare di paura. Le parole le morsero la gola mentre cercava di urlare, ma la voce le uscì soltanto come un sibilo incomprensibile.
Le leggende parlavano di anime erranti e lussuriose che abitavano il vecchio cimitero, destinate a tormentare i vivi con i loro lamenti notturni. E quel canto, quel canto che saliva dalle profondità della terra, era la prova vivente di quelle storie millenarie.
La donna si allontanò a fatica, il cuore pulsante nel petto come un tamburo inquietante. Ma il canto la seguì, avvolgendola nel suo abbraccio freddo, finché non raggiunse la soglia della città e il suono si attenuò, per poi svanire del tutto, come se fosse stato soltanto un’illusione fugace.
E così, la notte tornò silenziosa sul cimitero, mentre la luna sospirava dietro un velo di nuvole. Il canto si era spento, ma nell’aria rimaneva una presenza ineffabile, un ricordo di qualcosa di antico e oscuro che aveva scosso le anime dei vivi. E il tombino, coperto di muschio e licheni, tornò a riprendere il suo silenzio sepolcrale, custodendo il mistero della voce che emergeva dal profondo della terra.